5/06/2022 Monte Sagro dalla cresta sud dello
Spallone ' Sverzulina '
"I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi"
Foto dal sito " Quelli che la montagna "
Il Monte Spallone è un notevole avancorpo meridionale del Monte Sagro e nodo
oroidrografico tra i bacini del Lucido, del Carrione e del Frigido; o
spartiacque fra questi due.
Attenzione!
La presente pagina non vuole in alcun
modo essere una guida escursionistica od alpinistica, ma un
semplice racconto di una giornata
e la
segnalazione di una bellezza
naturale e
culturale.
Quindi, la
presente pagina non sostituisce ma presuppone
la consultazione delle
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pericolo. A questo proposito, prima di effettuare le escursioni, si consiglia di
chiedere sempre informazioni
aggiornate, riguardanti lo stato
dei sentieri che si intendono
percorrere, alle Sezioni CAI che
ne curano la manutenzione.
Ricorda inoltre che tutte le
valutazioni circa le difficoltà
delle escursioni, riportate sul
sito, sono prettamente
soggettive.
Percorso:
Vergheto( 850 m.),
Foce Luccica ( 1034 m.), Monte Spallone ( 1636 m),
Monte Sagro (1749 m),
Foce della Faggiola
( 1432 m)
Come
Arrivare
Da Massa si segue via Bassa
Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara, più
avanti si trascura una strada che sale a sinistra in direzione
Casette. A 6,5 Km un bivio: a sinistra la strada si dirige a
Forno mentre a destra continua per Gronda e Resceto. Dopo un
chilometro raggiungiamo Forno che si sviluppa lungo il torrente
e la strada. Proseguiamo fino al bivio (8,5 km) per il Pianello
e Biforco e saliamo a sinistra. La strada è piuttosto malandata,
specialmente nella parte alta, per cui va percorsa con prudenza.
Termina proprio dove inizia il sentiero di raccordo
INDICAZIONI STRADALI
Sentieri:
38: Colonnata – Case del
Vergheto - Foce Luccica - Foce di Vinca - La Prada – Maestà di Doglio
172: Foce Luccica – Vallini del
Sagro – Foce della Faggiola – Foce di Pianza
Traccia gps
Classificazione:
EEA(allenati),
presenta un lungo tratto aereo con passaggi di II° GRADO
Tempo di
percorrenza: Effettive
6,30 comprese le soste
Dislivello:
1081 mt.
Periodo
consigliato:
Nel periodo primaverile e tarda estate, si sconsiglia calorosamente
di non farlo ne in inverno con ghiaccio e neve e tanto meno in piena
estate con clima
torrido
Acqua:
Assente sul percorso
Punti sosta:
Nessuno, il
punto più, relativamente, vicino dal Sagro è il rifugio CAI
Carrara a Campo Cecina telefono 0585 841972.
Oggi le nostre gambe ci porteranno su un itinerario poco conosciuto ma molto
affascinante: la cresta sud dello Spallone; la più interessante via di
salita a questa notevole montagna e costituisce uno dei più classici
itinerari di cresta delle Apuane, specialmente se si completa l'escursione
con la salita anche del Sagro.
Appuntamento a Massa per unire i due
gruppi, noi che arriviamo dalla rivera e appunto gli altri amici dalla
Garfagnana, siamo in otto.
Subito ci dirigiamo alla volta di Forno e
successivamente da qui
prendiamo
la strada che porta alla località il Pianello e il vicino borgo del
Vergheto. La strada è molto ripida e con molti tornanti e a tratti anche
malandata. Lasciamo l'auto dove termina l'asfalto, ci carichiamo gli zaini
sulle spalle e indossiamo gli scarponi e imbocchiamo una strada sterrata che
porta alla località il Pianello una bellissima zona pianeggiante tra
castagni secolari. Prendiamo verso destra seguendo il segnavia 38.
Percorriamo una mulattiera ancora ben conservata e più avanti quando
iniziamo a salire in un tratto scalinato, le prime abitazioni, ruderi.
Giungiamo a quello che è, o meglio era il nucleo principale del borgo, sulla
destra troviamo una marginetta dedicata
alla Madonna Santissima del Bon
Consiglio, ben restaurata qualche anno fa.
All'interno una lapide in marmo della
Madonna datata 1864.
Il Vergheto
(837 mt.) era un borgo popolato dove venivano sfruttati i boschi
circostanti e dove ci si dedicava alla pastorizia ed ora quasi abbandonato se non
per alcune case ristrutturate per i periodi estivi.
Qui facciamo una
breve sosta ammirando il panorama e meditando dello spreco che viene
fatto di questi piccoli borghi pieni di storie umani e temporali; Anche
il panorama da qui, nonostante siamo a quote modeste, è bellissimo:
davanti a noi si pone imponente il Sagro e lo Spallone, la splendida
vista sulle Apuane settentrionali, il Grondilice, il Cavallo, la
Tambura, il Sella, sulla nostra sinistra La Cima D'Uomo e il monte
Maggiore.
Lasciamo il paese seguendo il sentiero n° 38, per fortuna
questa volta troviamo il sentiero pulito, in altri tempi, lasciato il
castagneto, abbiamo trovato il sentiero invaso da fastidiosissime felci
e pungenti ginestroni che con le loro grosse spine
tormentano a lungo, ma come detto, per fortuna questa volta non dobbiamo
subire questo supplizio!
Dopo circa mezz'ora giungiamo al bivio
che indica a destra per foce Luccica e a destra per la Foce dei Vallini,
sentier1 172 - 38;
noi prendiamo per quest'ultimo.
Siamo poco sotto la Foce Luccica e in
breve la raggiungiamo restando sempre sul sentiero 38.
Foce Luccica
È situata a quota 1034 metri, è un intaglio sul
crinale che separa la valle di Forno da quella di Colonnata, all’inizio
della cresta Sud del Monte Spallone. È presente un’icona marmorea
dedicata alla Madonna. Passa per questa foce il sentiero 38 diretto alla
Foce di Vinca, e vi si arriva facilmente da Forno, dalle Casette, da
Colonnata e dalla Foce della Faggiola. Poco sotto c’è proprio il bivio
per quest’ultima località. Il luogo è ameno e molto panoramico sulle
Apuane dal Sagro fino al
monte Sella con in primo piano il monte Rasóri.
Proprio dalla Foce
Luccica parte il nostro vero e proprio itinerario, insomma come si dice: "
Ora inizia il bello!"
Rimaniamo un pò lì sotto magari anche un po'
intimoriti dalla ripidità e la lunghezza del percorso che ci attendono: " ma
chi ci ammazza a noi? "
Iniziamo il cammino su questa cresta tenendo a
vista una cava con vicino una vecchia costruzione, un rudere. Seguiamo il
filo di cresta che inizialmente è ampio con rocce e paleo.
Saliamo senza
seguire un tracciato obbligatorio sino ad un primo colle dove la cresta
diventa più marcata; seguiamo ancora la cresta sino a trovarci vicino al
rudere della cava il cui taglio delimita la cresta.
Con grande attenzione
percorriamo l’esile cresta, delimitata a sinistra dal taglio e a destra da
ripidi pendii. Continuiamo a salire in direzione del soprastate ramo della
cresta sud, scalando ripide e friabili roccette che
richiedono attenzione (qualche passo di I° e II°).
Raggiungiamo la cresta che scendendo costituisce la Cima d'Uomo e si
congiunge a quella che stiamo percorrendo noi e da qui il percorso
si fa più interessante.
Ci arrampichiamo come capre e come capre puzziamo
di sudore e il sole adesso picchia forte, del resto questa cresta è rivolta
completamente a sud e quindi il sole ce lo beccheremo tutto il giorno, le
allegre chiacchierate che si sono sentite sino a pochi minuti fa si sono
fatte più sporadiche.
Procediamo
lungo l’esposta cresta seguendone rigorosamente il filo. Dopo una prima
quota, è necessario aggirare alcuni spuntoni tenendosi prima a destra
e poi a sinistra. La cresta diviene in seguito più ripida.
Dopo
aver superato un passaggio di II° grado continuiamo lungo la cresta
affrontando un breve tratto in discesa e giungendo alla base di un erto
spigolo a placche. Lo scaliamo
(II°, roccia buona) e proseguiamo superando
placchette e muretti, guadagnando così la sommità dell’ultima quota che
precede la vetta dello Spallone. Con attenzione scendiamo
per l’esposta cresta fino alla sella erbosa. Continuiamo lungo la ripida
dorsale di paleo approdando dopo una faticosa salita, sulla
cima del Monte Spallone 1639 m.
da dove abbiamo un panorama vasto ed
inatteso verso il Pizzo d’Uccello e la lunga Cresta del Garnerone. Da notare
inoltre l’inaccessibile cresta est del Sagro caratterizzata da placche di
marmo affiorante di colore chiaro.
Ancora non abbiamo terminato ci
attende ancora un dislivello di 110 mt sino alla vetta del Sagro, quindi la
nostra avventura continua su un esposto crinale.
Camminiamo su cresta
abbastanza esposta ma non difficile e seguiamo i vari risalti del crinale.
Voltandoci indietro diamo uno sguardo allo Spallone che ci appare come
un'isolata piramide, abbandoniamo il filo di cresta e ci dirigiamo verso una
sella erbosa, che si affaccia sul vertiginoso baratro del versante
est, veramente impressionante la verticalità. Seguiamo una traccia che
taglia il pendio erboso mantenendosi sotto il crinale, qui l'unica
difficoltà e ritrovare la traccia che scompare inghiottita dal paleo.
Ci
portiamo verso ovest e da qui, con ormai la vetta a vista ci dirigiamo verso
di essa e finalmente siamo giunti sotto la grande croce che ci attende a
braccia spalancate come volerci abbracciare tutti quanti.
Finalmente ci
si può riposare e mangiare con davanti a noi panorami da mozza fiato
solo chi sia salito su questa vetta ne può dare testimonianza perché nessuna
immagine televisiva o fotografica lo può descrivere. Nei giorni più
limpidi la vista in direzione del mare abbraccia l’Isola d’Elba, le isole di
Gorgona e di Capraia, le cime più alte della lontana Corsica, oggi noi non
siamo stati così fortunati ma comunque possiamo ammirare il Golfo di La
Spezia, la riviera ligure di Levante e, ovviamente, alla riviera versiliese
ed apuana. Sono inoltre ben visibili le circostanti cime delle Alpi Apuane:
a nord la cresta della Natta Piana che termina con l'inconfondibile
Pizzo d’Uccello e il Grondilice, con il Pisanino che sbuca dietro
quest’ultimo; a est il Contrario, il Cavallo, la Tambura e le altre cime
delle Apuane fino alla Pania e all’Uomo Morto; a ovest tutta la Lunigiana.
Ci gustiamo il nostro spuntino con davanti queste meraviglie.
Il tempo passa e pensando a quanta strada ancora ci
manca per tornare indietro ci decidiamo a ripartire.
Ci dirigiamo verso la Foce della
Faggiola per sentiero della via normale al Sagro. Scendiamo lungo la cresta
sud-ovest
Dopo una prima ripida discesa lungo friabili lastre rocciose, la cresta diviene in seguito più ampia e meno
marcata. Senza percorso obbligato scendiamo per la dorsale intercettando,
ormai in prossimità della Foce della Faggiola a quota 1464 mt.
i sentieri 172 e 173, mentre quest'ultimo si dirige verso Foce di
Pianza noi prendiamo il primo, verso sinistra, che prosegue verso la Foce
Luccica.
La Foce della Faggiola è un valico erboso, a quota 1464 metri, ai piedi del
Monte Spallone tra il canale del Sagro e quello di Colonnata. È
attraversato dal sentiero 172 che unisce Foce di Pianza con Foce Luccica
passando dalla cava dei Vallini. Inoltre qua parte il sentiero segnato blu
per l’ascesa normale al
Monte Sagro e tracce di sentiero portano al Monte Spallone e da esso
ancora al Sagro per il crinale. Il luogo è molto panoramico sulla zona del
Monte Maggiore, sul Vergheto e sulle Alpi Apuane centrali.
Iniziamo la
discesa su uno strettissimo sentiero che taglia il pendio con l'onnipresente
paleo che ci nasconde le insidie del terreno, adesso siamo diretti verso la
cresta sud dello Spallone e sempre seguendo i segni, rifatti di
recente e ben visibili, giriamo a destra lungo una ripida discesa, discesa
da spacca ginocchia, aimè!
Giungiamo ad un canale, in alto purché caldo
il vento, non forte , ci rinfrescava e stavamo bene ma più si scende e più
la temperatura si alza, fa veramente caldo.
Seguiamo il sentiero che
girando a sinistra attraversa il canale e poi su una dorsale ci dirigiamo
verso una cava dismessa, poi il sentiero ci porta sul filo di cava troviamo
una recinzione per evitare di cadere di sotto, la seguiamo fino a scendere
su ravaneto molto instabile ma la termine troviamo
una scala fatta tutta di marmo con
corrimano, gli scalini un po' alti ma insomma...
Al termine
della scalinata siamo su una strada marmifera e qui fa molto ma molto caldo,
sudiamo copiosamente, beviamo copiosamente ma non riusciamo comunque a
reidratarci, iniziano qualche attacco di crampi!!
La strada all'inizio è
in ripida discesa per poi risalire altrettanto ripidamente ma poi sulla
sinistra ritroviamo il sentiero assistito con un cavetto d'acciaio, siamo su
sentiero abbastanza esposto e arriviamo ancora ad una cava, questa volta
attiva,
un'altra cava e poi ancora un'altra e non possiamo far a meno di
notare lo scempio che viene fatto di queste stupende montagne,
guardando verso il litorale vediamo il grande bacino marmifero di Colonnata
e Vara dove ormai sono scomparse intere montagne e solo l'ipocrisia
dell'uomo lascia eretto quello che rimane della vetta tanto per dire che la
cima c'è ancora, quando
impareremo ad usare con più raziocinio le risorse
della terra senza sfruttarle sino all'osso? E che cosa lasceremo ai nostri
figli?
Scusate lo sfogo ma quelle ferite sulle montagne è come sentirmele
addosso.
Siamo nella zona denominata dei Vallini, tagliamo il versante
meridionale dello Spallone sino a intercettare il sentiero 38 che
ci riporterà a Foce Luccica,
risiamo sul sentiero che abbiamo percorso al
mattino e procedendo a ritroso raggiungiamo il Vergheto e successivamente il
Pianello e infine l'auto.
E' stata una giornata meravigliosa,
tanta fatica ma anche tanta commozione per le bellezze che ci si paravano
davanti, tanta felicità per aver passato ore in compagnia di vecchi e nuovi amici!
Ciao e alla prossima!
Proseguo con un pensiero che
ha scritto un mio grande amico qualche anno fa proprio in una salita al
Sagro. Questo scritto mi aveva molto colpito e quindi vorrei condividerlo
con tutti.
La Montagna. Per chi è appassionato è il sentirsi vivi è
il ritrovare se stesso, la montagna è il disegno di un grande pittore, la
montagna è la parola di un soave poeta.
E' qualcosa di magico che è già
dentro di te e che ritrovi soltanto quando arrivi in quei luoghi perenni che
da sempre ti aspettano .
La montagna è la storia del mondo se l'ascolti
ti sa raccontare storie di vita vissuta di uomini e donne che hanno
tracciato in essa, come rughe che ti segnano il volto con lo scorrere degli
anni, i loro destini di guerre, di lavoro, di morte. Ma anche di vita e
d'amore per chi era disposto a varcarle per portare i beni necessari da una
valle all'altra o per trovare la sua bella.
La montagna che spesso ancor
oggi, forse più di un tempo, viene tradita ed offesa da mani che cercano in
essa il profitto ne scavano i fianchi strappandole tutto quello che lei
generosa può offrire.
E poi ci siamo noi, quelli che per le erte strade
antiche salgono lungo i pendii rispettandola come si rispetta una madre. Ci
siamo noi gli escursionisti che spesso nel silenzio o nel rumore del vento o
del fiato affannoso ci inerpichiamo accompagnati da una farfalla un insetto
o un animale che curioso ci osserva. Nel colore e nei profumi dell'erba e
dei fiori.
Ci fermiamo ogni tanto ammirati da panorami stupendi oppure
anche inorriditi da quello che può un nostro simile rovinare. Sinceramente
spesso umanamente cerchiamo una giustificazione si pensa allora che la
montagna è anche pane e proviamo a convincerci che tutto questo sia giusto.
Ogni tanto ce la facciamo molte altre no. Sarebbe forse meglio cercare di
salvaguardare l'ambiente pensando all'interesse di tutti invece che al
guadagno di pochi ricordandoci che tutto ciò che abbiamo trovato su questa
terra l'abbiamo avuto in prestito e quando ce ne andremo dovremmo
restituirlo perché altri possano gioire e godere delle meraviglie della
natura.
Ed allora continuiamo a salire. Fino a raggiungere la vetta,
spesso sormontata da una Croce o dalla statua della Madonna che in molti
casi viene vandalicamente mutilata dall'idiota di turno ed allora vien
proprio da pensare che l'essere umano sia il peggiore degli animali.
Ed è
sulla vetta, bellissima terrazza naturale aperta sull'infinito, che ti senti
piccolo di fronte a tanto splendore sei conquistato da tanta armoniosità e
grandezza che ti si presenta davanti. Quale mano maestosa può aver costruito
tutto questo e quale bontà ha fatto in modo che io potessi goderne.
Marco Meccheri